Promosso da: Cyber 4.0 – Cybersecurity Competence Center
Realizzato da: Luiss CISS e BIP
In collaborazione con: Underwater Centre of Excellence – La Spezia
Abstract:
Il report analizza la dimensione subacquea come uno dei fronti primari della sicurezza nazionale italiana. Sul fondale del Mediterraneo transitano i cavi in fibra ottica che veicolano circa il 99% delle comunicazioni internazionali, i gasdotti Transmed, Greenstream e TAP, le interconnessioni elettriche di Terna e, in prospettiva, i collegamenti di decine di parchi eolici offshore. L’Italia, per posizione geografica e per la concentrazione dei punti di approdo in Sicilia, Puglia e Liguria, è uno degli Stati più esposti sia a incidenti accidentali sia a minacce ibride, in un contesto reso più instabile dalla proliferazione di armamenti a basso costo come i droni marini, dall’aumento delle tensioni internazionali e dal pre-posizionamento di strumenti latenti in vista di conflitti futuri.
Il report mappa le infrastrutture subacquee strategiche del Paese, ricostruisce il perimetro normativo internazionale e nazionale – a partire dalle nuove competenze attribuite alla Marina Militare dalla legge 9/2026 – classifica rischi e minacce, esamina le soluzioni di difesa disponibili e le esperienze di undici Paesi, e si chiude con un esercizio di scenario al 2050. Dall’analisi emergono alcune indicazioni principali:
- Il rischio più frequente non è il sabotaggio, ma l’incidente – ancore, reti da pesca, instabilità dei fondali – spesso indistinguibile nelle prime fasi da un attacco ibrido. Questa ambiguità rende l’attribuzione rapida la precondizione di qualunque risposta.
- I Canali di Sicilia e di Otranto sono i colli di bottiglia del sistema: vi si sovrappongono flussi mobili (le metaniere dirette ai rigassificatori) e infrastrutture fisse, e la loro criticità varia con la geografia mutevole dell’offerta di gas, come hanno mostrato le crisi del Mar Rosso e di Hormuz.
- La riparazione è il vero collo di bottiglia industriale: la capacità mondiale di posa e ripristino dipende da poche decine di navi specializzate, in larga parte non europee e costantemente impegnate. In caso di guasti concorrenti, il sistema di risposta si saturerebbe rapidamente.
- La dimensione subacquea è opaca per natura: serve una Underwater Domain Awareness avanzata, fondata su sonar, sistemi autonomi e un comando e controllo interagenzia, capace di produrre una deterrence by detection.
- La sicurezza subacquea è internazionale: le infrastrutture mediterranee dipendono dalla stabilità del Mar Rosso, di Suez e del Mediterraneo orientale, e richiedono un’architettura euro-atlantica di sorveglianza, resilienza e risposta con NATO, UE e partner regionali.
Quattro misure risultano robuste in tutti gli scenari al 2050: la capacità nazionale di sorveglianza dei fondali, la piena attuazione dell’architettura della legge 9/2026, il presidio del collo di bottiglia industriale della posa e riparazione e la gerarchizzazione delle infrastrutture critiche. La protezione della dimensione subacquea non è quindi solo una sfida tecnica, ma un compito strategico che richiede superiorità operativa, cooperazione interistituzionale e capacità di anticipazione, affinché l’Italia preservi la propria funzione di hub della sicurezza energetica e digitale nel Mediterraneo.